Vignaioli del Pollino

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"A conti fatti, un appassionato viticoltore realizza, in tutta la sua vita, una ventina di “buone stagioni” perché poi, per ragioni anagrafiche, le forze e le energie per migliorarsi lo abbandonano. Ecco che il vino, il buon vino, è un lusso, per chi lo fa, che ti concedi di rado. "

Natale Braile

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Bere calabrese, coniugando magnificamente il rapporto qualità/prezzo, è un imperativo categorico per Natale Braile, il medico che lascia Esculapio ed abbraccia la viticoltura. L’avventura inizia nel 1999, quando il dottore Braile, che non ha mai esercitato la professione, rileva la “Cantina Sociale del Pollino” integrandola ne “I Vignaioli”, azienda fondata nel 1974 e che si estende su 70 ettari nella natura incontaminata del Parco nazionale del Pollino.

Natale Braile immette sul mercato vini di autentica potenza esplosiva, derivati dai vitigni autoctoni Montonico bianco, Gaglioppo (localmente noto come Arvino, Aglianico e Lacrima), Greco nero, Malvasia bianca e Guarnaccia bianca.
Tra mito e leggenda, la famiglia Braile, da tre generazioni coltiva genuino amore per la terra, proseguendo l’attività impiantata dal capostipite Domenico che, di ritorno dalle Americhe, donò tutto se stesso nella lavorazione delle uve. Per Natale Braile, il vino interpreta il territorio e la cultura della sua gente: “Siamo nel cuore della comunità Arbereshe, in luoghi dove ancora si parla la lingua di Skanderbeg, ci si sposa col rito ortodosso, e si esaltano i valori di fratellanza e di solidarietà. È una cultura che resiste da cinque secoli”.

Fare il vignaiolo è un mestiere speciale, che avvicina alla bellezza più di ogni altra arte:
“Qui entra in gioco l’anima. Un pittore, un poeta, un musicista, un orafo, possono creare opere senza limiti spaziali e temporali. Cento quadri, cento poesie, cento spartiti, cento monili, sono possibili in cento giorni, e se qualcosa non va si può tranquillamente cestinare l’estro e la fantasia per poi ricominciare. Il vino, invece, è un dono che plasmi, realizzi e forgi giorno dopo giorno, con fatica, sino a raccoglierne i frutti una sola volta all’anno. Ma può andarti male. Puoi sbagliare.
E l’errore non ha rimedi, è irreversibile. Ora, mettiamo che un pazzo come me si metta in gioco a 30 anni di età. Se tutto va bene gli rimangono una quarantina di stagioni per vinificare. Ma di quelle 40 esperienze certamente qualcuna è da scartare. A conti fatti, un appassionato viticoltore realizza, in tutta la sua vita, una ventina di “buone stagioni” perché poi, per ragioni anagrafiche, le forze e le energie per migliorarsi lo abbandonano.
Ecco che il vino, il buon vino, è un lusso, per chi lo fa, che ti concedi di rado. Ma puoi tramandare le tue esperienze ai posteri, e perpetuare l’amore all’infinito perché, a differenza delle altre passioni, la perfezione è inarrivabile. D’altra parte, è stato scritto che la gioia non sta nel raggiungere la vetta, ma nella scalata”.

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INIZIA CONTANDO

Fin dai tempi più antichi l’uomo ha fatto ricorso ai numeri per esprimere le idee. Con il loro simbolismo misterioso ed esoterico, i numeri ci fanno intuire significati che non potremmo capire con la ragione ed esprimere con il linguaggio. I numeri erano, e forse sono, segni dell’occulto, la divina matematica dell’universo.

Chi per primo ha compreso la “potenza” dei numeri è stato Pitagora, e noi abbiamo voluto onorare il filosofo e matematico calabrese assegnando ai vini della nostra linea base il segno grafico dei numeri. Ma c’è un’altra evidente ragione: Pitagora visse tra Crotone e Metaponto, tra Calabria e Lucania, proprio come il nostro maestoso POLLINO a cavallo tra le due regioni e dalla cui generosità ricaviamo l’ambrosia divina per eccellenza.

Pitagora nota che il numero è qualcosa di presente dappertutto; al numero dobbiamo infatti ricorrere se vogliamo descrivere in maniera oggettiva una qualsiasi verità. Noi ci abbiamo provato coi vini che, come i numeri, rappresentano il principio unificatore di una realtà concreta e, soprattutto, viva.


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IGT Calabria Rosso

Uno

È il vino del “principio”, l’essenza per eccellenza, ciò che dà vita e che “accende”. A questo numero corrisponde infatti il Sole equilibrato e armonico del Pollino. Chi “possiede” questo vino ha l’animo predisposto all’arte.


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IGT Calabria Rosato

Due

È il vino della meditazione, della riflessione, della capacità di scegliere nella doppiezza delle cose. Ad esso si associa la Luna che potente si abbarbica sino alla vetta. Si “prende” questo vino questo vino con diplomatica finezza ed avveduti accorgimenti.


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IGT Calabria Bianco

Tre

È il vino della fortuna, della perfezione della capacità di essere al posto giusto al momento giusto. Si accosta a Giove, il padre degli Dei e del sistema solare. Chi “ama” questo vino emana una profonda energia che sviluppa in modo vivace, prolifico ed appassionato.

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UTILIZZA LA PUNTEGGIATURA

La scelta di rinominare i nostri vini usando l’immagine grafica dei segni d’interpunzione usati nel linguaggio scritto, non è causale, ma deriva da una rilettura originale del territorio intimamente connessa alla sedimentazione ed alla simbiosi di arte, cultura, storia, ambiente e cibo con l’uomo che quassù, nel Parco del Pollino, con la natura ha stretto un patto di profondissimo rispetto, quasi un’adorazione secolare mai interrotta.

La punteggiatura contribuisce a rendere sensuale e musicale la lingua: per scrivere in maniera seducente, bisogna saperli usare. Ma c’è un aspetto discrezionale, nella punteggiatura, che ci mette a disagio.

Punti, virgole, due punti, punti e virgola, punti esclamativi: molti li considerano trappole, piccole botole in cui è facile cadere. È sbagliato: essi rappresentano gli svincoli del testo. Se non ci fossero, le parole formerebbero un unico, gigantesco ingorgo. A rendere seducente e sensuale il Pollino è la natura: per inebriarsi dei colori e dei profumi unici del Parco, bisogna saperlo amare. Ma è un forma di così immensa concupiscenza che il cuore e l’anima si confondono sino a catapultarci in una dimensione fantastica che crea imbarazzo. Il territorio dei Parco, caratterizzato dai due contigui massicci montuosi dei Pollino e dell'Orsomarso è un giardino botanico naturale: in esso sono state censite, da più studiosi, circa 1700 specie. Ma come per la punteggiatura, bisogna stare attenti, perché 48 di esse risultano velenose. Lo sanno bene le numerose greggi, che li evitano accuratamente, per cui l’abbondanza di vegetazione "aromatica" ha da sempre costituito un pascolo ideale e, quindi, permesso la produzione di formaggi e latticini molto delicati per fragranza e gusto.

Oltre alle piante officinali, c’è una gran varietà di specie arboree tra cui spicca, ed assurge a simbolo del territorio, il pino loricato, praticamente il superstite dell’ultima glaciazione di Wurn (diecimila anni fa) che vegeta nelle zone rocciose più impervie, modellato dal vento, dal gelo, dai fulmini. Ricchissima anche la fauna grazie anche alla presenza dell’ “homo pollinus”, un esemplare della specie umana che tramanda usi e tradizioni popolari, lingue, canti, danze di antichissima tradizione, cibo ed olio di eccellenza ed un vino spettacolare, tutto da scoprire.

Nel Parco crescono gli antichi vitigni del “Magliocco canino” e dell’ “Aglianico”. Il Magliocco canino è una varietà autoctona, coltivata unicamente in questo piccolo territorio dalle caratteristiche pedo-climatiche estremamente particolari. L’Aglianico è una varietà coltivata tipicamente nel Centro-Sud Italia, particolarmente ricca di struttura ed abbastanza duttile nell’abituarsi ad habitat diversi. Ma sontuose sono anche le altre uve di varietà Montonico bianco, Verdena e Iuvarella. Ogni vino prodotto “sente”, raccoglie e custodisce profumi e sapori del Pollino.

Come dire: il Parco in un bicchiere.


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Aglianico 85%
Lacrima 15%

Punto

è il soldato semplice della punteggiatura, ma senza di esso non si vincono le battaglie. Il PUNTO indica una pausa forte che segnala un cambio di argomento o l’aggiunta di informazioni di altro tipo sullo stesso argomento. Il PUNTO è quasi sempre obbligatorio e non si ripete mai. PUNTO e a capo. Un sorso e sembra di volare assieme al Nibbio Reale.


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Montonico Bianco

Virgola

è insidiosa. Basta toglierla o spostarla e può avere conseguenze drammatiche, ma spesso aiuta a chiarire il discorso e, quindi, la vita. La VIRGOLA è duttile ma non può far tutto, eppure subisce fin troppe attenzioni: c’è chi l’acchiappa e la sbatacchia qui e là; chi ne fa un uso maniacale, e chi non l’adopera mai, quasi la temesse. Eppure è semplice come il biancospino che prospera fluente sulla montagna.


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Lacrima

Punto e Virgola

è il simbolo della dialettica; supera e riprende quel che è antecedente e lo trasforma in qualcosa di diverso. Il PUNTO E VIRGOLA è una scelta liberale di fronte alla dittatura del punto ed all’anarchia delle virgole; è democratico, duttile: permette di rallentare fino a quasi fermarsi e proseguire; è un manifesto ideologico che bisogna saper leggere e sa di lentisco, ginepro e mirto.


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Lacrima 90%
Magliocco Canino 10%

due Punti

avvertono che ciò che segue chiarisce, dimostra o illustra quanto è stato detto prima. Sono una finestra sul periodo; portano una ventata d’aria fresca. L’importante è non eccedere: due finestre aperte nella stessa stanza creano correnti e sbattono. I DUE PUNTI allargano l’orizzonte e lasciano sperare che laggiù in fondo appaia qualcosa; sono un segno geografico ed ululano alla luna come il lupo nella notte magica sulla neve.


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Aglianico 98%
Lacrima 2%

Punto Esclamativo

esprime sorpresa, stupore, entusiasmo, ammirazione e desiderio. Ma i desideri vanno presi con le pinze: sono tentazioni pericolose cui bisogna saper resistere, così quando si cede, perché si cederà, tutto sarà piacevole ed indimenticabile, come il Pino Loricato che svetta solitario fino a toccare il cielo.

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LA RADICE DI TUTTO

La radice quadrata è il simbolo matematico della perfezione che permette di estrarre la “base”, la “storia” di un numero ma anche il suo affascinante mistero, e l'idea che i numeri abbiano una storia è già sufficiente, di per sé, a farli apparire sotto una luce meno fredda.
L’accostamento con i metodi d’estrazione di vinaccia dai “graspi”, donde il termine “grappa”, è incredibilmente appropriato; ci rivela il lato avventuroso, spericolato e al tempo stesso familiare del mondo dei Vignaioli che si colloca nel cielo immobile e remoto del Pollino.

Il percorso di produzione della grappa ha del romanzesco. Protagonista assoluto è il Magliocco, un vitigno quasi irrazionale, uno scandalo logico che invece concepisce ed origina un estratto inarrivabile perché lo scopo dei Vignaioli è di offrire la radice quadrata della passione elevata all’ennesima potenza.


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GRAPPA

Si estrae dalle vinacce del monovitigno autoctono MAGLIOCCO e, come la convenzione matematica della radice, toglie dal residuo della spremitura dell’uva il meglio, il “dulcis” che è in fondo, la sintesi perfetta di una preziosa ed inimitabile flagranza. Grappa da meditazione, gustata più dall’anima che dalle papille, riporta ai sapori originari del tempo e si fa grande scopritrice di inimitabili sensazioni.

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PASSI DAL POLLINO

I vitigni da cui si produce il Passito sono tra i più antichi di cui si ha memoria in Italia. Tralci di vite di questo preziosissimo nettare furono portati direttamente dalla Grecia sulla costa jonica calabrese. Dall'antichità ad oggi, il Passito ha sempre goduto fama di essere dotato di virtù terapeutiche ampiamente documentate da insigni medici. Delicato, dall'aroma struggente, di colore giallo ambrato e dal sapore vellutato, fine ed elegante, nel solco di un’antichissima tradizione che prevede particolari tecniche di produzione, il nostro Passito rievoca storie di gusto che si perdono nella notte dei tempi e induce alla meditazione. Mare e montagna, sole e neve si fondono nei calici sino a ricreare un’atmosfera unica ed affascinante che prepara i cuori alla passione ed alla fantasia: come fare quattro passi nell’anima.

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CONTATTI

Vignaioli del Pollino
C.da Pozzo di Paola - 87100
Frascineto (CS)
Tel./Fax 0981.38035

Email: info@vinopollino.com


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